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Urbanistica decoloniale. dalla critica eurocentrica alla decolonizzazione delle planning practices

01TRGRS

A.A. 2021/22

Course Language

Inglese

Course degree

Doctorate Research in Urban And Regional Development - Torino

Course structure
Teaching Hours
Lezioni 15
Teachers
Teacher Status SSD h.Les h.Ex h.Lab h.Tut Years teaching
Di Campli Antonio Ricercatore a tempo det. L.240/10 art.24-B ICAR/21 10 0 0 0 2
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Context
SSD CFU Activities Area context
*** N/A ***    
Questa proposta didattica adotta la prospettiva del cosiddetto "pensiero decoloniale", sviluppato principalmente da studiosi come Walter Mignolo, Arturo Escobar, Maria Lugones e Boaventura De Sousa Santos. Obiettivo di tali discorsi è proporre una critica ad alcuni paradigmi interpretativo-cognitivi e dispositivi concettuali che connotano le pratiche urbanistiche occidentali contemporanee, in particolare quelle neoliberiste. Il pensiero decoloniale è pressoché sconosciuto in Italia. È dibattuto all’interno degli studi antropologici, sociologici e delle scienze politiche, tuttavia, il contributo che può offrire alla definizione di un pensiero critico attorno allo spazio e al suo progetto è molto rilevante, in quanto rende esplicito il legame tra progetto, politica, conflitto e violenza epistemica. Il discorso decoloniale insiste sulla necessità dell'analisi del potere coloniale e delle forme di conoscenza rispetto alle pratiche progettuali, prendendo le distanze da inguai e temi "postcoloniali “e degli studi critici aprendo a diversi quadri epistemici e ontologici. Nel contesto degli studi urbani, il pensiero decoloniale si caratterizza per l'adozione di una prospettiva relazionale incentrata sui processi di scambio tra 'differenze', ovvero tra culture, soggetti, collettivi, pratiche, saperi diversi che fanno emergere un “pluriverso”. Il riconoscimento delle differenze è considerato un passaggio necessario per definire le relazioni attraverso strutture socio-spaziali date o da configurare. Il pensiero decoloniale non coincide con il discorso multiculturale che non mette in luce asimmetrie di potere e disuguaglianze sociali e che è, per molti aspetti, compatibile con il modello neoliberista. Il modello multiculturale di governo delle differenze mira a controllare il conflitto culturale entro i limiti dell'ordine stabilito al fine di mantenere la stabilità e la coesione sociale. Il discorso decoloniale, al contrario, parte dal riconoscimento dei dispositivi di potere coloniale e dal loro legame con le logiche e immaginari capitalisti. Pertanto, rende espliciti i meccanismi che legittimano la colonialità, come modello di conoscenza che attraversa molteplici sfere di esperienza: la conoscenza, le prospettive disciplinari, i rapporti tra società, spazio e ambiente fino ai rapporti di genere. La postura decoloniale vuole suggerire sia una prospettiva alternativa centrata sull'abitare, sui suoi spazi e ontologie, sia un incrocio dei tradizionali discorsi lei canoni eurocentrici con letterature sul razzismo, l'estrattivismo e la violenza coloniale mettendo in discussione la modernità eurocentrica intesa come unico modo possibile per conoscere e immaginare lo spazio. Decolonizzare la ruralità. Questi temi verranno analizzati indagando in particolare il rapporto tra colonialità e ruralità. Il progetto urbanistico può essere considerato come espressione di un pensiero coloniale? Come operano le gerarchie socio-spaziali prodotte all’interno delle pratiche pianificatore e di progetto quando agiscono tra gli ambiti di "urbano" e "rurale"? ‘ Quando si pensa al rurale quello che ci viene in mente sono spazi agricoli, ambienti naturali o paesani pastorali, ma dobbiamo essere consapevoli che il rurale è qualcosa di molto più complesso di queste percezioni che sostengono immaginari di progetto implicitamente coloniali. In questo senso, si può proporre uno sforzo per decolonizzare il rurale, per sviluppare pratiche decolonialistiche, al fine di sezionare, riformulare e ripensare le questioni del potere, del privilegio e dell’oppressione. In che modo tali pratiche ridefiniscono ontologie rurali? Dov'è il radicale nel rurale? Questo corso rifletterà su questi temi attraverso un movimento discorsivo attraverso lezioni, lavori di gruppo, dialoghi attorno all'opacità della ruralità contemporanea. Risultati attesi La decolonizzazione del rurale esprime un pensiero che interroga le relazioni di dominio, le disuguaglianze e i conflitti socio-spaziali degli spazi rurali per trasformarli. In questo senso, l'obiettivo di questo corso è quello di problematizzare i dispositivi di conoscenza coloniale nel contesto degli studi urbani e rurali attraverso una discussione politica su pratiche e condizioni che ostacolano il rapporto tra differenze. Per raggiungere questi obiettivi, il corso è organizzato in una serie di lezioni / tavole rotonde incentrate su una parola chiave o un tema in cui dibattono gli studiosi invitati. Le parole chiave potrebbero essere: "Resistenza", "Pensiero di confine", "Ecologia", "Mestizo". Questa metodologia intende favorire una discussione "tra pari" senza gerarchie proponendo una serie di letture. In questo senso, i dottorandi, concentrandosi sull'approccio ontologico alla pianificazione e progettazione, apprenderanno le principali basi teoriche del discorso decoloniale sulla città e sul rurale in un contesto storico e in un'ottica critica. 2. Incrocio tra il discorso occidentale su "Spazio e potere" e altre epistemologie e paradigmi. 3. Confronto e ibridazione tra diverse pratiche di pianificazione (e il loro significato in termini di teoria politica urbana) 4. Costruzione di un pensiero critico sulle possibili pratiche del pensiero rurale decoloniale discutendo casi chiave / autori / pratiche delle politiche spaziali decoloniali. Messa in discussione epistemica dei paradigmi occidentali e degli atteggiamenti progettuali, decentralizzazione dell'idea occidentale di "autore" come unico creatore di significato dei discorsi sul design.
In the context of urban studies, decolonial urbanism is characterized by the adoption of a relational perspective focused on exchange processes between ‘differences’, this is to say, between different cultures, subjects, collectives, practices, knowledges that allow a pluriverse to emerge. The recognition of differences is considered a necessary step to define relationships through socio-spatial structures given or to be configured. Decolonial thinking does not coincide with the multicultural discourse which does not highlight asymmetries of power and social inequalities and that is, in many respects, compatible with the neoliberal model. The multicultural model of governing differences aims at controlling cultural conflict within the limits of the established order with a view to maintaining stability and social cohesion. The decolonial discourse, on the contrary, starts from the recognition of colonial power devices and their link with capitalist logics and imaginations. Therefore, it makes explicit the mechanisms that legitimize coloniality, as a model of knowledge that crosses multiple spheres of experience: knowledge, disciplinary perspectives, the relationships between society, space and the environment up to gender relations. The decolonial posture wants to suggest both an alternative perspective located on dwelling, on its spaces and ontologies, and an expansion of the literatures focused on eurocentric canons crossing it with literatures on racism, extractivism and colonial violence and that move out from a Eurocentric modernity as the sole possible way to know and imagine the urban world. Decolonizing rurality. These themes will be analyzed by investigating in particular the relationship between coloniality and rurality. To what extent can urbanism be experienced as a colonial force? How do hierarchies of planning and design practice function across ideas of ‘urban’ and ‘rural’? When thinking of rural, farming lands, natural environments or pastoral landscapes are often what come to mind but we must be aware that rural is much more complex than these implicitly ‘colonizing’ perceptions. In this sense, en effort to decolonising the rural, to develop de-colonial practices can be proposed in order to dissect, reframe and rethink issues of power, privilege and oppression. How might such frames map onto rural constituencies? Where is the radical in the rural? This course will reflect about these themes facilitating a discursive journey through associated ideas, drawing on lectures, group work, paired conversations about the ‘opacity’ of rurality and ruralness. Expected learning outcomes Decolonizing the Rural expresses a thought that questions domination relationships, inequalities and socio-spatial conflicts in rural areas in order to transform them. In this sense, the objective of this course is to problematize colonial knowledge devices in the context of rural studies through a political discussion on practices and conditions which hinder the relationship between differences. To achieve these objectives, the course is organized in a series of lessons/roundtables centered on a key word or theme where invited scholars debate. Key words could be: ‘Resistance’, ‘Border Thinking', ‘Ecology’, ‘the Mestizo'. This methodology intends to favor a discussion "among equals" without hierarchies by proposing a facilitation and a series of readings. Ph.D students, focusing on can ontological approach to urban planning and design, will learn main theoretical bases of the decolonial discourse on the city and the rural areas in a historical context and critical perspective. 2. Definition of cross-fertilization processes among the western discourse on ‘Space and Power’ and other epistemologies and paradigms. 3. Comparison and hybridization between different planning practices (and their meaning in terms of urban political theory) 4. Construction of a critical thought on possible practices of decolonial rural planning practices by discussing key cases / authors / practices of decolonial spatial policies.
GENERALI PER L'ACCESSO AL CORSO DI DOTTORATO IN URBAN AND REGIONAL DEVELOPMENT.
GENERAL PREREQUISITES FOR ACCESS TO THE DOCTORAL PROGRAM IN URBAN AND REGIONAL DEVELOPMENT
Questa proposta didattica adotta la prospettiva del cosiddetto "pensiero decoloniale", sviluppato principalmente da studiosi come Walter Mignolo, Arturo Escobar, Maria Lugones e Boaventura De Sousa Santos. Obiettivo di tali discor-si è proporre una critica ad alcuni paradigmi interpretativo-cognitivi e dispositivi concettuali che connotano le pratiche urbanistiche occidentali contemporanee, in particolare quelle neoliberiste. Il pensiero decoloniale è pressoché sconosciuto in Italia. È dibattuto all’interno degli studi antropologici, sociologici e delle scienze politiche, tuttavia, il contributo che può offrire alla definizione di un pensiero critico attorno alla città e al suo progetto è molto rilevante, in quanto rende esplicito il legame tra progetto, politica, conflitto e violenza epistemica. Il discorso decoloniale insiste sulla necessità dell'analisi del potere coloniale e delle forme di conoscenza rispetto alle pratiche progettuali, prendendo le distanze da inguai e temi "postcoloniali “e degli studi critici aprendo a diversi quadri epistemici e ontologici. Il corso è organizzato attorno a 2 questioni principali: • Una decostruzione della cosiddetta Western Urban Theory • La definizione di una mappa concettuale sulla decolonialità rurale.
This teaching proposal adopts the perspective of the so-called ‘decolonial thoughts’, developed mostly by scholars such as Walter Mignolo, Arturo Escobar and Maria Lugones and under the label of ‘epistemologies of the South’ by Boaventura De Sousa Santos. The aim of such discourses is to propose a critique to some interpretative-cognitive paradigms and conceptual devices that connote contemporary western urban planning practices, especially the neoliberal ones. The decolonial thought is almost unknown in Italy. It has been analysed in the disciplines of anthropology, sociology and political science, however, the contribution it may offer to the definition of a critical thinking around the city and its project is very relevant, insofar as it makes explicit the link between project, politics, struggles and epistemic violence. It insists on the necessity for the analysis of colonial power and forms of knowledge with respect to both educational and design practices, moving away expanding post-colonial literature and critical studies to embrace other epistemic and ontological frameworks. The course is organized around 2 main topics: • A deconstruction of the so-called Western Urban Theory • The definition of a Decolonial rurality conceptual map.
Modalità mista
Mixed mode
Presentazione orale - Presentazione report scritto
Oral presentation - Written report presentation
P.D.2-2 - Marzo
P.D.2-2 - March


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